Il progetto della ricercatrice italiana Nora Bloise, finanziato da Fondazione Veronesi

Arrivare al centro del tumore e distruggerlo dall’interno: Nora Bloise è una ricercatrice 34enne e da qualche qualche anno sta svolgendo una ricerca che punta a ottenere questo risultato. Lei è una delle vincitrici della borsa di studio Pink is Good, istituita da Fondazione Veronesi, per finanziare progetti nati allo scopo di lottare contro i tumori femminili.

Il suo studio si sviluppa nell’ambito della nanomedicina, l’applicazione medica di tutte le nanotecnologie, un’insieme di scienze che permette di lavorare con la materia nell’ordine di unità di misura molto piccole, i nanometri. La nanomedicina sta consentendo di ottenere importanti risultati in campo oncologico, dove sta operando anche la dottoressa Bloise, allo scopo di sviluppare un nanovettore biocompatibile, del diametro di 4-100 nanometri, capace di “attraversare” i tessuti, intercettare e colpire le cellule tumorali.

In cosa consiste la tua ricerca?

Stiamo creando dei nanovettori composti all’interno da polimeri non tossici per l’organismo umano e particelle d’oro, un metallo molto interessante per le sue proprietà ottiche chimiche e fisiche. Il nanovettore verrà circondato da molecole in grado di riconoscere le cellule tumorali. Le cellule interiorizzeranno la particella d’oro, che potrà essere surriscaldata grazie a una luce laser, contribuendo a inibire la crescita della cellula malata e a distruggerla.

Quali sono i vantaggi rispetto ad altri trattamenti?

Il nanovettore, grazie alle sue dimensioni, riesce a raggiungere velocemente la massa tumorale e pur essendo molto piccolo è in grado di trasportare delle molecole che riconoscono in maniera mirata le cellule tumorali. Il loro utilizzo permette inoltre di ridurre la quantità di medicinale antitumorale nella cura del paziente oncologico.

Quindi andrà a coadiuvare anche i trattamenti chemioterapici.

Esattamente. Abbiamo notato che l’uso dei nanovettori consente di moderare la somministrazione di farmaco chemioterapico, con tutti gli impatti invasivi che a esso si legano e garantendo dunque un miglioramento della qualità di vita.

Sarà efficace su tutti i tipi di tumore?

Al momento lo stiamo testando per le cellule tumorali mammarie, ma sicuramente potrà essere utilizzato anche per altri tipi di neoplasie. La nanomedicina ha già avuto successo con diversi tumori.

Come stai sviluppando questo studio?

Lavoro presso il Dipartimento di medicina molecolare dell’Universià Pavia. Nel nostro laboratorio da diversi anni applichiamo le nanotecnologie, sia per la rigenerazione di tessuti, sia contro il cancro. Nel corso della carriera mi è capitato di lavorare anche all’estero, dove risulta più facile disporre di strumentazioni, tecnologie all’avanguardia e soprattutto di molti più finanziamenti. In Italia ci sono tantissime idee, ma i fondi rimangono il problema. I ricercatori sono costretti a fronteggiare l’instabilità, che qualche volta può portarti a chiederti perché non cambi lavoro. Io cerco di rimanere positiva e non perdo la speranza che anche il mio paese possa mettersi al passo.

Sorgente: “I miei nanovettori d’oro permetteranno di arrivare al centro del tumore al seno e distruggerlo dall’interno”

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