“Come ci siamo incontrati con gli altri Sex Pistols? Beh facile: a quei tempi a Londra giravano tutti con i capelli lunghi e i jeans a zampa di elefante. Noi li cercavamo con i capelli corti e i jeans stretti: ce ne saranno stati solo sei così!”. Oggi il 61enne Glen Matlock ha i ancora i jeans strappati, sebbene sotto una giacca di velluto a tre quarti a suo modo ‘elegante’. Ma del punk che era negli anni ’70, quando suonava il basso con i Sex Pistols e scriveva tutte le loro musiche, gli è rimasta l’ironia e anche un pizzico di irriverenza.E’ lui la star delle presentazioni italiane (a Roma ieri e Milano oggi) del libro ‘La storia del punk’ (Ulrico Hoepli Editore), scritto per il quarantennale del punk (1977-2017) da Stefano Gilardino, un’autorità del settore in Italia. Matlock gli sta di fianco in una saletta dell’Hard Rock Cafè di Roma, dove insieme a Luca Valtorta di Repubblica il libro è un’occasione per parlare di musica, concerti e aneddoti di 40 anni di storia del punk e per ascoltare Matlock alla chitarra.HP”In realtà sono 50 anni di storia, se la facciamo iniziare da Lou Reed, Mc5 e Iggy Pop, padrini del punk…”, dice Gilardino che le star di quella rivoluzione le ha intervistate quasi tutte in 25 anni di carriera.Nel libro, ci sono le interviste e anche le curiosità, analisi dei brani, il racconto dei luoghi cult di allora, le discografie dai Sex Pistols ai Clash, Stranglers e Damned, Radio Birdman e tutto quello che c’è da sapere sul punk, con un’ultima sezione dedicata alla ‘Anarchì in Italì’, il punk in Italia.E ci sono le citazioni, come quella di Patti Smith che spiega il punk così: “Eravamo una via di fuga dai concerti negli stadi, dalla disco music e dal glitter rock. Tornavamo nelle strade, nei garage”.”La musica era diventata così noiosa, con tutti i dinosauri degli anni ’60 che suonavano in stadi giganteschi…”, sono le parole dell’americano Richard Hell, autore con i Voidoids del manifesto di un’intera generazione punk: ‘Blank generation’. Era il 1977 e quel brano, quell’album, diventò subito pietra miliare anche in Europa. “Mi ha ispirato Pretty Vacant”, racconta Matlock, che di questo pezzo dei Sex Pistols ha scritto anche i testi oltre che la musica.E poi dice di quella volta che, dopo un concerto, osò far notare a Hell che dal suo naso “penzolava lo sputo arrivato dal pubblico”. Alt: fa schifo, sì, ma allora succedeva a ogni concerto. “Tutti i Voidoids erano coperti di sputi… Ma da Richard mi beccai un pugno…”, dice ridendo del collega americano. E parlando sempre di punk d’oltreoceano: “I Ramones? Quando li abbiamo ascoltati la prima volta a Londra è stato uno shock: ‘Questi suonano come noi!’, ci siamo detti”.Poi imbraccia la chitarra, parte con un po’ di live e non vorrebbe fermarsi. Inizia da ‘Blank generation’ termina con ‘God save the queen’: chicche per pochi indomabili appassionati di un genere che era musica, divertimento e rivoluzione chissà quanto consapevole ma di certo poco pianificata.”Quella volta che Johnny ha bestemmiato in tv… – racconta Matlock – Ci eravamo sgraffignati una bottiglia di vino, l’abbiamo bevuta prima dello show e ci siamo divertiti… Malcolm (McLaren ndr.) aveva le mani nei capelli… Ma poi guardando i giornali il giorno dopo si è reso conto che non doveva più cercare la stampa: era la stampa che cercava noi…”.

Sorgente: Cosa resta di 40 anni di punk? Tutto in un libro di Stefano Gilardino, presentato insieme a Glen Matlock dei Sex Pistols