Da zero a tutto, in una sola stagione. Nell’ottobre 2016 Sofia Goggia era a Soelden con il mal di schiena e i dubbi se presentarsi o meno al cancelletto. Nel curriculum i successi giovanili, una lista di infortuni lunga una Quaresima e le attese per quella reputazione di grande talento che prima o poi sarebbe esploso. Dal ghiacciaio del Rettenbach, dal quinto posto in rimonta, è nata la stagione dei record, dei due successi in Coppa e gli altri 11 podi in 4 specialità, del bronzo ai Mondiali, del terzo posto nella classifica generale. Della poesia di Constantino Kavafis, Itaca, che l’ha ispirato al leit motiv del 2017/18: «Stammi senza pensieri». Perché: «ho lavorato tanto e intelligentemente».
E’ una Sofia diversa rispetto a quella di un anno fa?
«Sono cambiata, sì. A Soelden non avevo addosso gli occhi di nessuno, ora tutti. Le mie attese di un anno fa sono diventate pretese. Voglio solo cercare di essere la Sofia più veloce ogni giorno e mi sono dovuta adattare a tenti cambiamenti».
Esempio pratico?
«Sono arrivate tante richieste in più dagli sponsor o per interviste. All’inizio è stato tragico, non riuscivo a viverla bene. Come quando hai sempre vissuto in un monolocale, ti trovi in una mega villa super tecnologica e non sai come accendere la doccia. Ma quando sono tornata sugli sci ho ritrovato me stessa. In Argentina ero lì solo per sciare, per migliorarmi: ero serena e contenta».

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Ha sacrificato qualcosa per sponsor e inviti vari?
«No, piuttosto ho utilizzato i giorni di riposo. Ho organizzato tutto il mio calendario per questo».
Dove si vedrà la Goggia più veloce?
«In gigante scio di nuovo bene, è la disciplina in cui ho più costanza. In superG quando arrivo sono molto veloce, ma non ho ancora capito bene le spinte con gli sci lunghi. E in discesa non scio così bene, ma vado forte».
Che c’è da sistemare?
«Se fossi più centrale, con la sciata del gigante, sarei più efficace. Con Rulfi abbiamo rivisto le gare dell’anno scorso, mi ha detto: sei andata forte, ma hai fatto schifo. Spingevo in 4 curve su 18».
Niente slalom?
«No, solo per la combinata. Non ci voglio perdere energie».
Che valore ha l’Olimpiade per lei?
«E’ la massima espressione sportiva, quest’anno si parla di quello. E del fatto che lì ho vinto le due gare la scorsa stagione. Ma nello sci le cose cambiano in un giorno, figuriamoci in un anno…».
Ricordi olimpici da tifosa?
«L’inforcata di Rocca al Sestriere, i successi di Deneriaz e Aamodt sempre in quell’Olimpiade del 2006. E poi Vancouver: la Merighetti che cade, Elena Fanchini col miglior intermedio e poi l’uscita. E la vittoria della Vonn mi aveva fatto sognare. Non avrei mai pensato che un giorno sarei stata in gara con lei e che l’avrei battuta».
E’ preoccupata per i missili della Nord Corea?
«Non è che quei due — il dittatore e Trump — mi piacciano tanto. Mi auguro che sia più una farsa».
Chi ci sarà da battere quest’anno?
«La Worley come sempre, poi Gut che rientra, Vonn, Rebensburg. E soprattutto le mie compagne».
Come sono andate le sfide in casa?
«Marta (Bassino) e Fede (Brignone) sono più avanti nei giganti tecnici, io quando il pendio è più facile».
A che punto è la rivalità con la Brignone?
«Non è una cosa che ho voluto io. La rivalità che vorrei è quella che c’è stata l’anno scorso con Ilka Stuhec. Prima di ogni gara, da metà stagione in poi, ci abbracciavamo prima di ogni partenza e ci dicevamo in bocca al lupo. Poi in pista non ce n’era per nessuno, ma nel pomeriggio capitava di ritrovarci a bere un caffè in camera. In estate lei è stata costantemente nei miei pensieri, è stata la benzina del mio fuoco quando non ce la facevo più, lavoravo per starle davanti. Questa è la rivalità che vorrei, non quella che cela altre cose».
Con l’altra fede, quella religiosa, come va?
«Ogni tanto prego, mi piace andare a messa e sentire la predica di don Fabio (Zucchelli), il parroco del Duomo di Bergamo. Ogni tanto vado da lui a confidarmi. Tra l’altro è un uomo di sport, è pure laureato Isef».
Ha avuto tempo per qualcosa che non fosse sci?
«Ho superato due esami all’Università: spagnolo e sociologia. Poi per il discorso a Ted, a Cortina, ho investito un mese. E sono stata in vacanza con i miei genitori e il cane in Val d’Aosta, nella nostra baita fuori dal mondo».
Contrattempi dell’estate?
«Una piccola frattura da stress al piede destro. Ora è tutto a posto».
Riassunto del rituale al cancelletto di partenza?
«In partenza con me ho borraccia, iphone, maschera. Mi scaldo con 10 di tutto: 10 squat, 10 slanci. Poi 25 minuti prima del via chiedo di stare in me stessa, al cancelletto faccio il segno della croce e dico: in questo momento sono qui, e ogni parola è accompagnata da un gesto: metto le braccia in alto, poi laterali e davanti, poi al cuore. Infine: colpo al cuore, alla testa, punto i bastoni, sputo e vado. Lo sputo è la mia voglia di andar giù».
Obiettivo dell’anno?
«Gestire tutto con equilibrio e andar forte. Mi sto immaginando al cancelletto di partenza a Cortina, in una bella giornata. Sento la pressione sulle linguette dello scarpone, sento la velocità».

Sorgente: Goggia: “Solo quando scio sono me stessa”

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