Con il quarto titolo in bacheca, Lewis Hamilton ha davanti a sé altri traguardi da raggiungere per avvicinarsi a miti del calibro di Juan Manuel Fangio (5 Mondiali) e Michael Schumacher (7 titoli mondiali). Ma, come spesso accade, nella vittoria come nella sconfitta le emozioni e gli aspetti personali emergono con maggior evidenza. Un Hamilton a 360° quello che si è raccontato, intervistato da Roberto Chinchero di it.motorsport.com mettendosi quasi a nudo e rivelando dettagli relativi al suo passato e presente.

La promessa a Ron Dennis quando aveva solo 10 anni…

” Mi piacerebbe iniziare ringraziando la mia squadra e tutto coloro che mi hanno aiutato a vincere il quarto titolo. Sono stato scelto da Mercedes e McLaren quando avevo 13 anni, e voglio cogliere l’occasione per ricordare gli anni eccezionali che ho vissuto con la mia prima squadra di Formula 1. E’ stato un periodo che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Quando incontrai Ron (Dennis) avevo 10 anni, e gli dissi che un giorni avrei voluto essere campione del Mondo con una sua monoposto. Mi diede un’opportunità, ed ovunque sia oggi, ci tengo a dirgli che gli sarò sempre grato. Poi sono arrivato in Mercedes, una decisione che è sembrata una scommessa, ma dentro di me sapevo che stavo facendo la cosa giusta. Anche se i primi tempi non sono stati facili, ero certo che saremmo arrivati al successo. Può sembrare strano, ma sono sempre stato convinto che sarebbero arrivati giorni come quello di domenica. Ho visto la squadra crescere, grazie alla spinta di un gruppo di responsabili che crede in questo progetto al cento per cento. Devo ringraziare Stoccarda, i ragazzi di Brackley e Brixworth.”

Lewis Hamilton (Mercedes) - Grand Prix of Mexico 2017

Lewis Hamilton (Mercedes) – Grand Prix of Mexico 2017Getty Images

Il mantra: “Dare sempre tutto”

Quanto avvenuto in Messico con quel contatto alla terza curva con Sebastian Vettel, costato la foratura al britannico ed un brivido lungo la schiena, di una gara comunque conclusa al nono posto, sufficiente per garantirsi l’iride, ha riportato alla mente del pilota britannico un episodio privato: “Durante la gara ho ripensato a quando mio padre una volta mi mise in un ring di boxe, e il mio avversario mi tirò un pungo facendomi sanguinare il naso. Non volevo risalire sul quel ring, e ho rivissuto una sensazione simile alla curva 3: avevo una foratura, avrei potuto tornare ai box e rinunciare alla gara, ma mi sono ricordato quel momento e mi son detto ‘non ho intenzione di rinunciare’, continuerò a spingere, anche se sono 40 secondi dietro, continuerò a dare tutto, per essere orgoglioso di ciò che ho fatto quando attraverserò il traguardo. E orgoglioso di me stesso…”

La preparazione in solitaria

Hamilton poi ha parlato della sua preparazione in solitaria. Probabilmente la delusione del 2016, con il successo mondiale del compagno di squadra Nico Rosberg, ha portato il 32enne di Stevenage a lavorare molto su se stesso:

” Quest’anno mi sono preparato da solo, andando contro molte opinioni. ‘Nessuno può prepararsi da solo’, penseranno in tanti, per di più viaggiando in tutto il mondo come sto facendo. In verità devi trovare la tua strada, senza lasciarti condizionare, credere nelle tue convinzioni. Poi quando arrivano giornate come questa, in cui vinci un campionato davanti a così tanta gente, ne esci rafforzato. Credi sempre di più in te stesso, e allo stesso tempo consolidi il legame con le persone che credono in te.”

Usain Bolt, Lewis Hamilton (Mercedes) - Grand Prix of United States of America 2017

Usain Bolt, Lewis Hamilton (Mercedes) – Grand Prix of United States of America 2017Getty Images

Il 44, numero magico

E poi una rivelazione su quel n.44 presente sulla sua Freccia d’Argento: Il 44 è il mio numero magico, ed il 4 ne fa parte, quindi celebro il quarto titolo anche sulla mia macchina. E’ un traguardo incredibile, e mi chiedo cosa stiano pensando i miei ex compagni di scuola. Ho ripensato anche ad un paio di insegnanti che mi avevano detto ‘tu non concluderai nulla nella vita”, chissà se mi stanno osservando ora, o se leggeranno il mio nome sui giornali: cosa diranno? Magari penseranno di aver ‘aiutato quel ragazzo’, o magari diranno: ‘sai una cosa? Mi pento di aver detto quelle cose, e ho imparato qualcosa’. Spero davvero che i bambini che oggi sono a scuola vengano incoraggiati e supportati, non demoralizzati. Spero che il mio quarto titolo Mondiale, il quarto di un Campione del mondo di Stevenage, possa dimostrare che puoi riuscire a fare qualcosa anche arrivando dalla base“.

Sorgente: Hamilton: “Si può vincere anche partendo dal basso: io ci sono riuscito per quattro volte” – Formula 1 – Eurosport

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