Le persone mentono ai sondaggi. Eppure c’è qualcosa a cui non riescono a mentire: Google. Nel libro “Everybody lies”, Seth Stephens-Davidowitz, data scientist americano, ha analizzato le ricerche anonime fatte sulla pagina del gigante del web, scoprendo la verità sui nostri segreti, sulle nostre credenze e sui nostri pregiudizi. Dal sesso al razzismo, secondo lo studioso Google rappresenta la più grande raccolta di dati sulla psiche umana.Il suo libro parte da un dato di fatto: la gente odia rispondere ai sondaggi e, nel momento in cui lo fa, la maggior parte delle volte mente. Mentire sembra essere radicato nella natura dell’uomo. “Tutti mentono – si legge in un articolo dell’autore sul Guardian -. Le persone mentono su quanti drink hanno bevuto mentre tornavano a casa. Mentono su quanto spesso vanno in palestra, su quanto hanno pagato quel paio di scarpe nuove o sul libro che hanno letto o meno. Dicono di essere ammalate quando non lo sono. Dicono che rimarranno in contatto quando non vogliono. Dicono che non ti riguarda quando ti riguarda. Dicono di amarti quando non ti amano. Dicono che sono felici quando sono a terra. Dicono che gli piacciono le donne quando gli piacciono gli uomini. Le persone mentono agli amici. Mentono ai capi. Mentono ai bambini. Mentono ai genitori. Mentono ai dottori. Mentono ai mariti. Mentono alle mogli. Mentono a se stessi. E sicuramente mentono ai sondaggi. Ecco un piccolo sondaggio per voi: avete mai copiato ad un esame? Avete mai immaginato di uccidere qualcuno? Siete tentati di mentire?”.Un modo per scoprire le carte, però, ci sarebbe: utilizzare i big data, l’enorme quantità di dati estratta da una fonte prolifica, come potrebbe essere Google. “Alcune fonti online portano le persone ad ammettere cose che altrimenti non ammetterebbero mai. Funzionano da filtro della verità”. “Il potere dei dati di Google è che le persone confidano al gigante della ricerca cose che non direbbero a nessun altro – ha aggiunto -. Google è stato inventato per permettere alla gente di imparare qualcosa sul mondo, non affinché i ricercatori imparassero qualcosa sulla gente, eppure sembra che le tracce che si stiamo lasciando dietro su Internet siano estremamente rivelatorie sulla nostra natura”.”Ho passato gli ultimi quattro anni della mia vita ad analizzare dati anonimi estratti da Google. Malattie mentali, sessualità, aborto, religione, salute. Non esattamente temi piccoli”. Proprio il sesso, un argomento ancora così poco dibattuto apertamente, risulta tra i più cercati. Dai risultati raccolti sono emerse tendenze e preferenze anche nella pornografia: ad esempio, sarebbero le moltissime le donne che guardano porno in cui viene mostrato un rapporto sessuale violento. La situazione cambia da Paese a Paese: in India, ad esempio, dove l’allattamento al seno non è stato ancora sdoganato del tutto, questo diventa materiale per pornografia.Al gigante di Montain View, gli utenti affidano le domande più strane, ma anche quelle che più possono raccontare qualcosa della nostra società. “Quanti uomini gay ci sono in America?”, è uno dei quesiti frequentemente posti e, se si scrive, “is my husband…” è probabile che il motore di ricerca completi la frase con “gay?”, evidenziando il dubbio di moltissime donne sul vero orientamento sessuale del proprio compagno.Tra gli altarini che si scoprono analizzando i dati di Google, non c’è solo il sesso. Tante sono le domande legate alla sfera del pregiudizio. “Perché i neri sono aggressivi?”, è una di queste ed è tra le più cercate. Pregiudizi non soltanto verso altre etnie, ma anche verso generi sessuali diversi, in particolar modo verso le ragazze. Sembra che i genitori facciano molte domande a Google per accertarsi che siano nella norma, che siano dotate. Scrivendo “is my daughter…” ecco comparire i completamenti della frase più frequenti: “Mia figlia è grassa?”, “mia figlia è dotata?”.Secondo Seth Stephens-Davidowitz, la conoscenza di questi dati potrebbe essere illuminante per tanti motivi: prima di tutto, queste domande comuni ci danno l’idea di non essere soli, in secondo luogo ci danno la possibilità di guardare con i nostri occhi alcuni dei timori e delle paure più diffuse e provare a porre un rimedio. “Non pretendo che non ci sia qualcosa di oscuro in alcuni di questi dati – ha ammesso l’autore -. Rivelano l’esistenza di milioni di uomini gay ancora non usciti allo scoperto, una specie di razzismo contro gli afroamericani, un’ondata di islamofobia. Il filtro della verità digitale non ci fa vedere qualcosa di rassicurante, ma ci mostra che il mondo è peggiore di quello che avevamo immaginato”.

Sorgente: Puoi mentire a tutti, ma non a Google. Ecco i nostri segreti più intimi che il motore di ricerca conosce

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