Nei giorni scorsi, durante l’annuale incontro della Geological Society of America, che si è tenuto a Seattle,due geofisici hanno dimostrato che questi piccoli cambiamenti possono essere sufficienti per influenzare il numero dei grandi terremoti che si verificano sulla superficie della Terra. Questo potrebbe essere un aiuto per una previsione a lungo termine.

Una loro analisi ha permesso di concludere che nel corso degli ultimi 100 anni i rallentamenti della Terra sono sorprendentemente coincisi con periodi durante i quali si è avuto un aumento globale del numero dei terremoti di magnitudo 7 o più intensi. Spiega Roger Bilham dell’Università del Colorado e co-autore della ricerca: “Generalmente il fenomeno porta ad un aumento da 2 a 5 terremoti rispetto alla media. L’incremento dei sismi avviene circa 5 anni dopo l’inizio del rallentamento. Un dato importante nel campo della previsione dei sismi a lungo termine”.

La maggior parte dei sismologi concordano sul fatto che la previsione dei terremoti è un campo minato. Fino ad oggi nessuna strada da sola ha permesso di prevedere con una certa precisione dove e quando sarebbe potuto avvenire un sisma di notevole intensità, ma il risultato di Bilham non sarebbe da ignorare. Secondo Peter Molnar,  un altro geologo dell’Università del Colorado, che non è tra gli autori della ricerca, la correlazione trovata è notevole e dunque merita ulteriori indagini.

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Nel lavoro pubblicato su Geophysical Research Letters iricercatori dimostrano come i più violenti terremoti sembrano raggrupparsi nel tempo anche se non nello spazio. Inoltre sembra che il numero dei grandi terremoti abbia un picco ad intervalli di 32 anni. Sembra quasi che i sismi siano dovuti a una forza esterna che spinge la litosfera terrestre (ossia la porzione di Terra più esterna composta dalla crosta e dal mantello solido) a muoversi là dove vi sono le grandi faglie.

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Le cause? Secondo i geofisici è indubbio che quando la lunghezza del giorno cambia muta anche il campo magnetico terrestre. E poiché quest’ultimo è legato al movimento del ferro fuso che si trova nel nucleo esterno della Terra significa che variazioni del movimento di quest’ultimo possono interessare il mantello sovrastante e questo a sua volta generale piccoli spostamenti nella litosfera. i sismologi non hanno mai pensato che il nucleo del pianeta, sepolto a 2.900 km di profondità, potesse avere ripercussioni sulla litosfera, ma questa idea potrebbe essere rivista.

Interno della Terra

La domanda che sorge spontanea è: “Quando si avrà il prossimo picco di terremoti?”  Lo spiega James Dolan,  geologo presso l’Università della California del Sud a Los Angeles: “Se l’ipotesi è corretta avverranno presto, perché da 4 anni a questa parte la Terra si trova in un periodo di rallentamento della sua rotazione. Quindi non è da escludere, secondo le statistiche, che a partire dall’anno prossimo il nostro pianeta potrebbe subire 5 grandi terremoti in più rispetto alla media annuale che è di 18 terremoti”. Se ciò si verificherà realmente, sarà un passo davvero importante in avanti sulla previsione dei terremoti a lungo termine.

 

Sorgente: Per una nuova ricerca, il 2018 potrebbe essere un anno di grandi terremoti. ‘Colpa’ del rallentamento della Terra – Business Insider Italia

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