L’1-0 è un risultato pessimo, ma paradossalmente non è nemmeno la notizia peggiore in vista del ritorno: a disarmare davvero è l’ennesima prestazione mediocre della nazionale di Ventura, il cui mandato, fin qui, è da dimenticare. E se Verratti non riesce a prendere in mano le redini della squadra.

L’1-0 non è nemmeno la notizia peggiore

1-0 per la Svezia. Terribile. Più di un 2-1, di un 3-2, di un 4-3, per via di quei gol in trasferta che, alla fine dei 180 minuti, possono fare la differenza. Ma paradossalmente sembra non essere nemmeno questo il problema principale di un’Italia che, giusto per non variare il copione, gioca male e mette in campo pochissime idee, facendosi sovrastare in mezzo al campo e pungendo col contagocce in attacco. Un’Italia a tratti disarmante per la pochezza della propria manovra. Un disastro assoluto o quasi, a livello di prestazione, nonostante le dichiarazioni buoniste di Ventura al termine della sfida. Ancor più dell’1-0 da recuperare, è ciò che preoccupa maggiormente in vista del dentro o fuori di San Siro che deciderà, in un senso o nell’altro, l’eventuale partecipazione azzurra ai Mondiali. Inevitabile poi allargare la proiezione ed estendere la sensazione di disarmo alla possibile avventura russa della prossima estate. Ma questo è un altro discorso.

Il mandato di Ventura è un disastro

Non è bella da vedere. Non ha meccanismi oliati. Non si distingue per quasi nulla. Se sia la peggiore Italia di sempre, come tanti sostengono, giudicatelo voi: di certo, quella attuale è una selezione che non rappresenta degnamente la gloriosa storia di un calcio ammirato e rispettato in tutto il mondo. E sul banco degli imputati, clamorosa carenza di campioni a parte, non può non salire Giampiero Ventura, sempre più in confusione tra un modulo e l’altro e incapace di venire a capo di una situazione che, dopo lo 0-3 del Bernabeu, gli è completamente sfuggita di mano. Fin lì, pur senza mai entusiasmare, i risultati gli stavano anche dando ragione; dopo, la discesa è iniziata e proseguita in modo inesorabile, fino a portare a un passo dal baratro dell’eliminazione. Dura, nonostante il premio del rinnovo arrivato in maniera così solerte da parte della FIGC, trovare qualcosa da salvare nel suo mandato.

Se il campionato viene ignorato

D’accordo, l’Italia ha sempre costruito le proprie imprese su tenacia e compattezza, più che su una tecnica brasiliana. L’ultima quella di Conte, brutta e screditata ma capace di superarsi fino a sfiorare il cielo delle semifinali europee. Il problema è uno: Conte è Conte, Ventura è Ventura. Due pianeti diversi, con tutto il rispetto. L’organizzazione certosina impartita dal primo, quella sua innata capacità di forgiare un blocco unico a prescindere dal materiale a disposizione (Euro 2016 e la Premier League vinta col Chelsea ne sono una dimostrazione lampante), l’attuale ct non ce l’ha. Ed è dunque un controsenso la sua volontaria rinuncia ad alcuni degli elementi più in forma che il campionato sta proponendo: da Jorginho, finalmente degnato di una convocazione, a Insigne, passando per il brillante El Shaarawy, spedito addirittura in tribuna. Nessun salvatore della patria, per carità, ma giocatori in formissima ignorati in virtù di convinzioni ormai stantie. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Stephan El Shaarawy, Lorenzo Insigne, Nazionale Italiana, Getty Images

Stephan El Shaarawy, Lorenzo Insigne, Nazionale Italiana, Getty ImagesGetty Images

Verratti non riesce a prendersi l’Italia

“La serata di Verratti”. Quante volte l’abbiamo sentita? Promesse, promesse, promesse che non si trasformano in realtà. Marco Verratti come Godot: lo aspetti ma non arriva mai. Sarebbe ingiusto addossare unicamente a lui le colpe per una serata collettivamente magra, come gran parte dell’opinione pubblica sta facendo da ieri sera, ma è un dato di fatto che il centrocampista del PSGnon riesca proprio a prendere in mano le redini di una nazionale di cui dovrebbe essere faro, luce, piedi buoni in mezzo a corsa e sacrificio. E ciò a prescindere da compagni con cui si trova a dialogare, avversari, moduli e importanza delle sfide. Giocatore sopravvalutato? Forse. O meglio, probabile. Ciliegina sulla torta, il giallo che lo costringerà a saltare San Siro. Del resto, alla vigilia il bolognese Krafth aveva avvertito: “Lo innervosiremo per farlo ammonire”. Detto, fatto.

Lo svantaggio minimo è recuperabile

L’altra faccia della medaglia è il fatto di doversi comunque scontrare con la Svezia. Ovvero con una formazione questa sera più brillante, più rapida, più aggressiva (anche troppo), ma certamente non irresistibile. Diciamola tutta: i nostri avversari si portano a casa l’andata solo grazie a una deviazione di De Rossi su una telefonata di Johansson a cui Buffon avrebbe risposto comodamente. Una gara da 0-0 scialbo, con qualche occasione qua e là, spezzata in due dal classico episodio. Nulla che faccia passare in secondo piano l’ennesima magra figura dell’Ital-Ventura, nulla che induca ad alzare il livello dell’ottimismo, ma almeno sulla carta il risultato è recuperabile. Uno dei pochi motivi di speranza derivanti dalla triste serata della Friends Arena.

Sorgente: Le 5 verità che ci ha lasciato Svezia-Italia – Calcio – Eurosport