Il lavoro è sempre più precario. Che scoperta. Non solo in Italia, dove dati freschissimi ci dicono del record di 2milioni e 784mila lavori precari battuto solo nel primo trimestre di quest’anno. La ‘piaga’ della crisi del lavoro salariato è un tratto caratteristico dell’economia globale, il contratto a tempo indeterminato è ormai un sogno ovunque. Piaga? Sogno? Ognuno scelga come vuole, ma certo esiste nel mondo una sinistra che tenta di riorganizzarsi sulle ceneri del ‘mondo del lavoro che fu’ e non sta solo a piangere per la fine dell’articolo 18. Azione.’Rifare il mondo… del lavoro – un’alternativa alla uberizzazione dell’economia’ è un libro di Sandrino Graceffa uscito quest’anno in Italia con ‘Derive Approdi’, casa editrice tra le più radicali a sinistra. Graceffa è direttore della cooperativa ‘Smart’, moderna esperienza mutualistica nata in Belgio e ora operante in otto paesi europei (anche Francia, Germania, Austria, Olanda, Spagna, Svezia e Ungheria). All’inizio Smart era una cooperativa di artisti. Poi si è allargata ad altre categorie professionali: dai giornalisti freelance fino ai fattorini che lavorano con ‘Deliveroo’ e che con Smart hanno trovato una piccola rete di welfare.Proprio così. Si tratta insomma di una cooperativa aperta che fornisce stipendi, welfare, assistenza e anche ammortizzatori sociali ai propri soci. Chi ci entra, può usare la partita Iva della cooperativa per fatturare la propria prestazione. L’introito va nel fondo collettivo e serve per pagare lo stipendio a chi lavora e l’assistenza a chi ha perso il lavoro. “Questo sistema permette ai freelance di restare liberi e senza padroni – spiegava Graceffa qualche mese fa in un’intervista al manifesto – Possono organizzarsi come vogliono, ma tutti i mesi percepiscono una remunerazione fissa”.Risolto? Certo Smart è solo una sperimentazione. Che però funziona. E soprattutto tenta di dare una risposta ad un mondo del lavoro che sta cambiando e che non ci promette alcun ritorno dei ‘tempi d’oro’ dell’impiego a vita (ammesso che siano tempi d’oro anche per le nuovissime generazioni). “Possiamo rimpiangerla o provarne nostalgia ma la principale sfida che si pone oggi è quella di inventare un nuovo quadro che permetta di preservare un modello fondato sulla solidarietà e il mutualismo”, scrive Graceffa nel libro.Non significa che il lavoro salariato scomparirà del tutto. Graceffa non ci crede: “Gli esempi del passato dimostrano che le successive rivoluzioni industriali non hanno fatto scomparire totalmente l’agricoltura”, per dire, “e il settore dei servizi non ha assorbito totalmente l’industria”.”Noi dobbiamo quindi difendere e accompagnare non la fine del lavoro salariato – scrive – ma la sua mutazione”. In quanto, “che lo si voglia o no, il lavoro dipendente a tempo indeterminato non è più la forma predominante d’impiego”. E “il lavoro interinale non è solo una risposta alle esigenze di flessibilità avanzate dalle imprese ma anche ai bisogni di numerosi lavoratori che cercano attraverso questa strada un altro rapporto col lavoro”, magari più libero dal lavoro.Esplorazioni a sinistra, insomma, per non stare con le mani in mano a sventolare bandierine elettorali o a rimpiangere il tempo che fu.

Sorgente: Ecco la sinistra che non aspetta l’articolo 18: mutualismo e nuove forme del lavoro, l’esempio della cooperativa Smart

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