Sarà un giudice olandese a decidere sul ricorso di Milano contro l’assegnazione della sede dell’Agenzia europea del farmaco ad Amsterdam, che non si è dimostrata pronta ad accogliere l’Ema. Secondo quanto scrive il Corriere della sera lo ha deciso la Corte europea di giustizia di Lussemburgo affidando al giudice olandese, il vicepresidente del Tribunale Marc van der Woude, le sorti del ricorso presentato dal Comune meneghino.

Ricorso che, oltre a chiedere la sospensione dell’assegnazione della nuova sede dell’agenzia Ue ad Amsterdam, “contesta il procedimento sull’Ema in vari aspetti, compreso il sorteggio. Sarebbe avvenuto senza rispettare la pausa di 30 minuti dopo l’ultimo voto con pareggio tra Amsterdam e Milano (impedendo di concordare preventivamente come proseguire). Altre presunte irregolarità – si legge sul Corriere – vanno dall’assenza di controlli di garanzia fino all’uso dei bussolotti”.

Altre “zone d’ombra” si aggiungono al fatto che “parte della documentazione su Amsterdam è stata segretata dal segretario generale, l’euroburocrate olandese Alexander Italianer, su richiesta del governo dell’Aja”.

“Riteniamo essenziale che il Governo italiano si attivi per creare il consenso necessario a rivedere la decisione dell’assegnazione di Ema, nell’interesse europeo di tutti gli Stati membri e dei cittadini europei, nonché per garantire la piena operatività dell’Agenzia nei tempi previsti”.

Questa la richiesta rivolta al premier Paolo Gentiloni nella lettera in possesso dell’Adnkronos, firmata dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, dal presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, da Diana Bracco, in rappresentanza delle imprese, e da Gianluca Vago, in rappresentanza del sistema accademico lombardo.

Ringraziando il premier e il Governo per il ricorso presentato contro l’assegnazione della nuova sede Ema ad Amsterdam, Sala, Maroni, Bracco e Vago sottolineano nella lettera che “la situazione che di fatto si è venuta a creare sta mettendo in grande difficoltà il processo di trasferimento della sede di Ema, come testimoniato dalla presa di posizione del suo direttore esecutivo nei giorni scorsi”.

Comune, Regione, aziende e mondo accademico fanno fronte comune e chiedono al Governo italiano di attivarsi. “Sarà importante che il dibattito acquisisca rilevanza nel Parlamento europeo in quanto solo da un confronto tra Parlamento, Consiglio e Commissione potrà emergere la necessità di rivedere la decisione assunta in sede di Consiglio secondo la procedura di assegnazione”, affermano.

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