LA SECONDA volta in due giorni: Mark Zuckerberg torna a sedersi a Capitoll Hill per riferire circa lo scandalo Cambridge Analytica alla Camera dei Rappresentanti. L’audizione, come programmato, avviene dopo la prima di cinque ore che si è svolta ieri durante la quale il fondatore e Ceo trentatreenne di Facebook è stato sottoposto a un fuoco di fila di domande sui dati degli utenti, macinati dalla società di analisi senza il consenso degli interessati.

Dopo i senatori, ecco i deputati della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti. Mark Zuckerberg ripete, letteralmente, quanto detto davanti alle commissioni del Senato stavolta avendo a che fare con quella dei rappresentanti. Identica assunzione di colpa, stesso annuncio di voler andare fino in fondo dopo lo scandalo di Cambridge Analytica e controllare che nessun altro possa appropriarsi dei dati degli utenti. La prima domanda, del repubblicano Gregory Walden, riguarda cosa sia davvero Facebook. Zuckerberg risponde stavolta senza esitazioni: “E’ una compagnia tecnologica ma sicuramente ha delle responsabilità sui contenuti che compaiono sulle nostre piattaforme”.

·LE REGOLE MANCANTI
Ma complessivamente la seconda audizione al Congresso Usa ha messo il fondatore del social in maggiore difficoltà. Se nella prima audizione i senatori si sono limitati a cercare di capire il funzionamento di Facebook, con Zuckerberg piuttosto a suo agio, nella seconda giornata i parlamentari hanno cercato di entrare più a fondo nel modello di crescita del social e della privacy degli utenti. Zuckerberg ha dovuto ammettere che giunti al momento attuale “è inevitabile dare delle regole” all’economia di Internet, e all’uso dei dati personali, apprezzando apertamente il Gdpr dell’Ue e annunciando che sarà usato in tutto il mondo. Una notizia cominciata a circolare la scorsa settimana, ma che trova oggi una conferma diretta: “Quello che apprezzo del Gdpr”, ha detto Zuckerberg, è che “consente agli utenti di essere sempre in controllo dei dati che condividono con le aziende, di cosa viene fatto con quei dati e eventualmente di cancellarli. Ci sarà anche un consenso speciale per quello che riguarda le tencologie del riconoscimento facciale degli utenti”.
Alla domanda se anche i suoi dati personali siano stati venduti a ‘malevole terze partì insieme a quelli di 87 milioni di americani colpiti dal caso Cambridge Analytica, ha risposto sì, ammettendo anche che “ci vorranno molti mesi per indagare le app che hanno preso i dati” da Facebook, in un numero indagato generalmente con “decine di migliaia di app”.
Zuckerberg ha inoltre ammesso: “In generale noi raccogliamo anche i dati di persone che non sono iscritte a Facebook per ragioni di sicurezza”, ma non ha specificato quali, confermando quanto emerso su alcune testate americane in queste settimane, ma mai ammesso direttamente dalla società. Ha anche confermato che la società non si era accorta che i propri dati erano stati venduti a terze parti e di aver appreso solo dai giornali del caso Cambridge Analytica: “A volte ci capita”.

·”SIAMO RESPONSABILI DEI CONTENUTI”

Per quanto riguarda il modello di Facebook, Zuckerberg ha inoltre ammesso per la prima volta che il social media è responsabile dei contenuti pubblicati sulla piattaforma e che quindi di fatto si comporta come una media company: “Noi siamo una azienda tecnologica”, ha detto rispondendo ad un membro del Congresso, “perché il nostro lavoro è principalmente fatto da ingegneri e ci rivolgiamo alle imprese. Ma ora so che siamo responsabili anche dei contenuti pubblicati sulla nostra piattaforma quindi sì, siamo una media company”. Zuckerberg ha però tergiversato sulla responsabilità legale di quello che viene caricato sulla piattaforma.
Gli iscritti a Facebook dopo lo scandalo Cambridge Analytica “non sono diminuiti e le interazioni su Facebook non sono diminuite”, ha detto, ribadendo a più riprese che “i dati che si condividono sono sempre di proprietà degli utenti, che in ogni momento possono decidere se cancellarli”. Il ceo ha affermato che l’unica soluzione possibile alle fake news e ai discorsi d’odio sul social è la costruzione di “strumenti di intelligenza artificiale” più raffinati, in grado di controllare con più rigore i contenuti condivisi: “Per quante persone possiamo assumere non saranno mai sufficienti a controllare tutto quello che viene pubblicato”. E ha spiegato come Facebook ha intenzione di combattere le fake news con tre azioni già implementate: impedire a chi le diffonde di mettere contenuti a pagamento, costruire un sistema di intelligenza artificiale che riconosca e cancelli gli account, e una maggiore collaborazione con i fact checker a cui sottoporre contenuti segnalati.

Nella sua versione della vicenda, Cambridge Analytica spiega di aver ricevuto i dati in licenza dalla società di ricerca Gsr (General Science Research) “che li ha ottenuti legalmente tramite uno strumento fornito da Facebook”. Da parte sua il numero uno del social network che conta oltre un miliardo di iscritti ha provato ancora un volta a difendersi riconquistando la loro fiducia. Nella prima audizione al Senato, Zuckerberg aveva già messo le mani avanti: “Non abbiamo hackerato Facebook, né infranto le leggi, non abbiamo influenzato il referendum sulla Brexit, raccogliamo dati solo con il consenso informato”. Per tutto il resto, e cioè quella privacy il cui controllo sembra essere sfuggito ormai al social blu, il ceo ha usato risposte vaghe, con variazioni sul tema “I can certainly have my team get back to you”, una sorta di ‘le faremo sapere’ per neutralizzare le richieste più dettagliate e spinose che arrivavano dagli scranni.

Sorgente: Cambridge Analytica, Zuckerberg: “Facebook ha responsabilità sui contenuti, violati anche i miei dati” – Repubblica.it

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