Dopo che nella notte tra venerdì e sabato Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno bombardato tre obiettivi militari in Siria, legati alla produzione di armi chimiche del regime del presidente Bashar al Assad, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito su convocazione della Russia. La rappresentante americana Nikky Haley ha detto che gli Stati Uniti sono pronti ad attaccare di nuovo se il regime siriano userà un’altra volta le armi chimiche, il cui programma, secondo Haley, è stato «azzoppato» dal bombardamento. «Mentre la Russia era impegnata a difendere il regime, Assad ha preso nota. Il regime sapeva che poteva agire con impunità, e lo ha fatto».

Il bombardamento è avvenuta in risposta all’attacco chimico che lo scorso 7 aprile ha ucciso almeno 70 persone a Douma, compiuto, secondo la maggior parte degli analisti internazionali e secondo i paesi occidentali, dal regime di Assad. La Russia ha presentato una risoluzione per condannare il bombardamento, che è stata però sostenuta soltanto da tre dei quindici paesi membri del Consiglio di Sicurezza: Bolivia, Cina e ovviamente Russia. Etiopia, Kazakistan, Peru e Guinea Equatoriale si sono astenuti. Dopo il voto il rappresentante russo Vassily Nebenzia ha detto: «Questo è un giorno triste per il mondo».

Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato di «aggressione» in Siria, mentre l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov aveva detto che ci sarebbero state «conseguenze». Secondo Bashar Jaafari, rappresentante siriano all’ONU, gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia sono «bugiardi, sciacalli e ipocriti» che portano avanti una «politica di interferenza e colonialismo». Il regime di Assad ha sempre negato di avere usato le armi chimiche sui civili a Douma.

Secondo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, quella in Siria è stata una «missione compiuta». Sabato il Pentagono ha detto che l’attacco ha colpito solo una parte del sistema siriano di produzione di armi chimiche, che però «è stato portato indietro di anni». In realtà, non ci sono prove a sostegno di queste affermazioni, e la maggior parte degli analisti internazionali ha fatto notare che quello di sabato è stato un attacco molto limitato, che ha consentito all’Occidente di salvare la faccia senza rischiare uno scontro aperto con la Russia. Non è chiaro nemmeno se anche questa volta, come era successo nel bombardamento statunitense di un anno fa in risposta a un precedente attacco chimico attribuito ad Assad, la Russia sia stata avvisata in anticipo degli attacchi: il dipartimento della Difesa americano ha detto di no, la Francia ha detto di sì.

Un attacco limitato a tre siti militari e compiuto in una sola notte, poi, ha permesso a Trump di mostrarsi come un leader duro e aggressivo a livello internazionale, senza però esporsi troppo in un intervento all’estero che è molto malvisto dai suoi sostenitori più conservatori. L’ala più a destra del Partito Repubblicano è infatti da tempo molto isolazionista, e fortemente critica verso gli interventi militari in Medio Oriente: lo stesso Trump aveva insistito molto su questo punto in campagna elettorale. Non molti giorni fa, Trump aveva detto di voler portare gli Stati Uniti fuori dalla guerra in Siria «presto»: l’ultimo bombardamento, compiuto per giunta insieme ad altre due potenze della NATO, è stato presentato in modo da non essere inconciliabile con questa strategia.

Anche la prima ministra britannica Theresa May ha ribadito che quelli di sabato non sono stati attacchi mirati al regime change, cioè alla destituzione di Assad: il suo potere in Siria non è attualmente messo in discussione da nessuna potenza occidentale, visto che dopo l’intervento della Russia sta ampiamente vincendo la guerra in Siria. Non c’è sostanzialmente nessuno, tra gli analisti, che ritenga che il bombardamento di sabato abbia in qualche modo indebolito Assad, che – forse proprio per dimostrarlo – ha pubblicato un video che lo mostra arrivare al lavoro piuttosto tranquillo, subito dopo gli attacchi.

Secondo l’esercito siriano, parte dei circa 110 missili lanciati nell’offensiva di Stati Uniti, Regno Unito e Francia è stata abbattuta dalla contraerea: l’esercito americano ha negato, sostenendo che tutti i missili avevano già colpito e distrutto gli obiettivi quando sono partiti quelli siriani. Tre soldati sono stati feriti nel bombardamento al sito di Homs, ma per ora non ci sono notizie di morti. Sabato, intanto, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha detto che i suoi ispettori sono arrivati a Damasco per esaminare il luogo dell’attacco di sabato scorso.

Sorgente: Cosa si sono detti, dopo i bombardamenti in Siria – Il Post

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