Per combattere l’insonnia e le notti passate a fissare il soffitto un modo c’è: imparare ad addormentarsi come facevano un tempo le persone vissute nell’epoca vittoriana. A suggerire il tuffo nel passato è il professore di storia alla Virginia Tech degli Stati Uniti Roger Ekirch, secondo il quale è stato l’avvento dell’elettricità a scombinare i nostri ritmi e a convincerci che soltanto un sonno prolungato e continuato sia ristoratore. Secoli fa non si dormiva come facciamo oggi, ma si dormiva – a detta dell’esperto – sicuramente meglio. Ecco perché dovremmo prendere esempio dal passato.

Ma qual era la routine nell’epoca vittoriana? In assenza di elettricità, le persone andavano a dormire non appena si faceva buio. Dormivano per circa cinque ore e poi si svegliavano. Si alzavano e trascorrevano più o meno un’ora a svolgere faccende di casa, a leggere, a rilassarsi e poi tornavano a letto per il “secondo round” di sonno. Dormire in due fasi era allora una cosa del tutto normale. Con l’avvento dell’elettricità, però, tutto è cambiato: le persone hanno iniziato ad andare a letto più tardi dell’imbrunire, a lavorare e a divertirsi anche dopo il tramonto. Questa nuova normalità ha prolungato il sonno fino al mattino, rendendolo un blocco unico e facendo sì che quello diviso in due parti divenisse sinonimo di insonnia e stanchezza.

In realtà, questo modo di dormire è stato studiato per anni dai ricercatori ed è stato chiamato “sonno bifasico”: è caratterizzato da due fasi, ognuna con le proprie funzioni. Il gap tra l’una e l’altra, ovvero la pausa tra primo e secondo sonno, può durare un’ora o meno. Durante questo arco di tempo è consigliabile non accendere i dispositivi mobili e non cedere al fascino della luce blu, in grado di “svegliare il cervello”. È meglio fare come facevano i nostri antenati nell’epoca vittoriana: annoiarsi. Alzarsi, leggere un libro, fare qualche faccenda, preparare il corpo e la mente al secondo round. E soprattutto accettare quel momento di stacco, senza rabbia o nervosismi, accettarlo come se fosse normale. Sarebbe proprio questa la chiave per tornare a dormire e svegliarsi riposati.

Il dottor Micheal Mosley, giornalista scientifico, divenuto insonne con l’avanzare dell’età, ha deciso di sperimentare il modo di addormentarsi dell’epoca vittoriana e di raccontarlo sul Daily Mail: “Quando mi svegliavo alle 3 del mattino, invece di rimanere sdraiato nel letto, mi alzavo tranquillamente e mi preparavo una tazza di latte, ascoltavo musica, meditavo o leggevo un libro noioso. Non appena iniziavo a sentirmi stanco – il che è normale dopo circa 40 minuti – tornavo a letto per il secondo round di sonno, della durata di tre o più ore”. “Tra il primo e il secondo sonno, cercavo di evitare di ricorrere a qualsiasi rimedio stimolante o eccitante, come l’accendere gli schermi. Ecco, dovete evitare di fare qualsiasi cosa che possa ‘svegliare’ il vostro cervello: l’obiettivo è annoiarlo. Dopo aver accettato di non poter dormire un’intera notte senza una pausa, mi sono sentito molto più riposato e meno stressato – ha concluso Mosley -. Provateci anche voi!”.

 

Sorgente: “Per sconfiggere l’insonnia dormite come nell’epoca vittoriana”

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