Tra le innovazione, c’è la moneta complementare ideata da Re.Co.Sol., la Rete dei Comuni Solidali nata nel 2003. La cartamoneta locale, raccontata in tutto il mondo come uno dei punti di forza del sistema di accoglienza, ideata a Riace e poi replicata in diversi comuni, è valsa lo scorso anno a Lucano un’iscrizione al registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa. In quell’occasione, la procura gli contestò proprio «il sistema dei bonus» e delle borse lavoro, due strumenti con cui a Riace si utilizzavano in modo diverso i 35 euro giornalieri concessi dallo Stato per la gestione dei richiedenti asilo.

Funziona così: si può spendere solo nelle botteghe del paese, dovrebbe poi essere convertita in euro dai negozianti. Sulle banconote ci sono i volti di Che Guevara e Antonio Gramsci, ma anche di Peppino Impastato e Gianluca Congiusta, giovane negoziante assassinato dalla ’ndragheta nel 2005 perché si rifiutò di pagare il pizzo. A regola i negozianti collezionano la cartamoneta alla stregua di un ticket mensa ela riconvertono in euro quando arrivano i fondi al comune. Ma il sistema si è inceppato per delle irregolarità nella restituzione e nei tempi della conversione da cartamoneta a euro, tanto che il ministero degli Interni arrivò a bloccare i nuovi finanziamenti, oltre a una parte dei rimborsi per gli anni passati.

 

La moneta complementare è in uso da quasi dieci anni, come raccontò lo stesso Mimmo Lucano in un’intervista a Repubblica nell’aprile del 2011. «Per ricevere i finanziamenti ci vogliono sei o sette mesi – spiegò allora Lucano -. Usiamo questo sistema per incentivare l’economia locale, così rendiamo autonomi i beneficiari e questo è importantissimo per le relazioni umane in paese. Inoltre la nostra spesa diventa molto trasparente e verificabile».

 

Il Gip, dopo un anno d’indagine, finì per negare la sussistenza di quelle contestazioni contro Lucano «rilevando che, ferme restando le valutazioni espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti Sprar e Cas, ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate».

 

Sorgente: Come funziona la moneta complementare a Riace? – La Stampa

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