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Obbligo ad attenersi a un dress code ”classico” o “estremo”, a cancellare foto o amicizie da Facebook, a essere sempre reperibili, divieto di sposarsi: erano questi i dettami da seguire previsti dal “contratto di schiavitù”, che l’ex giudice Francesco Bellomo ha fatto sottoscrivere a quattro donne, tre borsiste e una ricercatrice, della Scuola di Formazione Giuridica Avanzata ‘Diritto e Scienza’.

Bellomo – ai domiciliari nella sua casa a Bari per maltrattamenti ed estorsione – secondo quanto riportato nell’ordinanza di arresto, imponeva una serie di obblighi e divieti, elencati nel contratto che faceva sottoscrivere. Una borsista sarebbe stata “punita” per aver violato gli obblighi imposti, finendo in una rubrica sulla rivista della Scuola con “dettagli intimi sulla sua vita privata”. Da un’altra ancora avrebbe preteso che “si inginocchiasse e gli chiedesse perdono” per avere violato regole del contratto.

“Divieto di contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa”, “Fedeltà nei confronti del direttore scientifico”, “Obbligo di segretezza sul contenuto delle comunicazioni intercorse”: questi alcuni dei passaggi emersi dall’ordinanza. Il contratto prevedeva anche “un addestramento del borsista” e “attribuiva un potere di vigilanza e un potere disciplinare alla società in caso di violazione dei doveri, sanzionata con la ‘censura, la sospensione, la retrocessione, la decadenza’, prevedendo la revoca della borsa di studio in caso di inosservanza dei doveri e l’irrinunciabilità della stessa una volta iniziata l’attività”.

Il dress code – Le borsiste della Scuola di Formazione dovevano “attenersi ad un dress code suddiviso in ‘classico’ per gli ‘eventi burocratici’, ‘intermedio’ per ‘corsi e convegni’ ed ‘estremo’ per ‘eventi mondani’” e dovevano “curare la propria immagine anche dal punto di vista dinamico (gesti, conversazione, movimenti), onde assicurare il più possibile l’armonia, l’eleganza e la superiore trasgressività′ al fine di pubblicizzare l’immagine della scuola e della società”. L’abbigliamento definito “estremo” prevedeva “gonna molto corta (1/3 della lunghezza tra giro vita e ginocchio), sia stretta che morbida e maglioncino o maglina, oppure vestito di analoga lunghezza”; quello “intermedio” “gonna corta (da 1/3 a ½ della lunghezza tra giro vita e ginocchio), sia stretta che morbida e camicetta, oppure vestito morbido di analoga lunghezza, anche senza maniche; il “classico” “gonna sopra il ginocchio (da ½ a 2/3 della lunghezza tra giro vita e ginocchio) diritta + camicetta, oppure tailleur, oppure pantaloni aderenti + maglia scollata. Alternati”.

Il dress code imponeva anche “gonne e vestiti di colore preferibilmente nero o, nella stagione estiva, bianco. Nella stagione invernale calze chiare o velate leggere, non con pizzo o disegni di fantasia; cappotto poco sopra al ginocchio o piumino di colore rosso o nero, oppure giacca di pelle. Stivali o scarpe non a punta, anche eleganti in vernice, tacco 8-12 cm a seconda dell’altezza, preferibilmente non a spillo. Borsa piccola. Trucco calcato o intermedio, preferibilmente un rossetto acceso e valorizzazione di zigomi e sopracciglia; smalto sulle mani di colore chiaro o medio (no rosso e no nero) oppure french”.

I social network – Bellomo avrebbe posto in essere “sistematiche condotte di sopraffazione, controllo, denigrazione ed intimidazione consistite nel controllarne, anche nel timore che intrattenessero relazioni personali con altri uomini, le attività quotidiane, le relazioni personali e in genere le frequentazioni, anche attraverso il monitoraggio dei social network”, controllando foto e like ai loro post. Alle ragazze sarebbero stati imposti “la cancellazione di amicizie, di fotografie pubblicate”, “l’obbligo di immediata reperibilità”, il “divieto di avere rapporti con persone con un quoziente intellettivo inferiore ad uno standard da lui insindacabilmente stabilito”, l’obbligo di “indossare un determinato abbigliamento e di attenersi a determinati canoni di immagine, anche attraverso la pubblicazione sui social network di foto da lui scelte”.

“Qualora il loro comportamento non corrispondesse ai suoi desiderata”, Bellomo le avrebbe “umiliate, offese e denigrate”, anche “attraverso la pubblicazione sulla rivista on line della scuola delle loro vicende personali”. Le avrebbe anche minacciate “di ritorsioni sul piano personale e professionale” e di “azioni legali in sede civile e penale”.

 

Sorgente: Gli obblighi imposti da Francesco Bellomo nel “contratto di schiavitù” | L’HuffPost

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