In 35 anni passati all’Ospedale Fatebenefratelli di Roma ha fatto nascere migliaia di bambini. E salvato la vita a un numero di madri impossibile da contare. “E l’emozione è sempre la stessa, quella testolina che sa come fare, ruota, la faccina che esce, una persona nuova che si presenta. E’ un sentimento difficilmente traducibile in parole.
In sala parto c’è quasi un senso di onnipotenza, un’energia grandissima: la sala parto è sempre stata la mia passione, far nascere figli è il mestiere più bello del mondo”. Simonetta Draghi è dirigente medico dell’Unità complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, con la sua professione segue le donne da quando nascono, passando per il periodo della pubertà, la maternità, su su fino ai disagi della quarta età nell’ambulatorio voluto da lei all’Isola Tiberina. “I bambini nascono a qualsiasi ora della notte e del giorno.
 Fare la ginecologa è un lavoro molto faticoso, non dormi, non ti riposi, si fa una fatica terribile – racconta – ma poi arriva il momento della nascita. L’adrenalina ti sveglia, ti dà la forza, ti nutre. Però se non hai passione in sala parto non ci puoi stare. Lo vedo con i nostri specializzandi, noi li avvisiamo, gli spieghiamo che è un lavoro durissimo. Ma loro quando cominciano a far nascere bambini, non vogliono più smettere”.
Tuttavia non sempre tutto fila liscio, non sempre si finisce con fiocco azzurro o fiocco rosa: “Il parto non è una cosa scontata, anzi, può succedere di tutto, la complicazione è sempre dietro l’angolo. Mi è successo che il bambino che stava per nascere sia venuto al mondo senza vita. O che la madre non ce l’abbia fatta. Queste cose sono rimaste scritte nella mia anima, sono dentro di me”. Storie impossibili da tenere fuori dal camice bianco, nonostante ancora nel 2018 la media italiana delle morti materne sia di 13 donne su centomila: in Toscana 6,7 su centomila, nel Lazio 12, fino al picco della Sicilia con 24 decessi di puerpere su centomila. “Di sicuro oggi noi medici abbiamo più strumenti – spiega – ma è anche vero che l’età in cui si fanno figli si è spostata molto, più vicino ai 40 che ai 20, così come molte donne decidono per l’inseminazione in tarda età e a volte può succedere che insorgano dei problemi, qualche mamma non ce la fa. Sono storie che non dimentichi”.
In tanti anni di lavoro, le esperienze, gli aneddoti, i ricordi si sono accumulati: “Quando ero una giovane dottoressa ancora senza un contratto definitivo, il Fatebenefratelli mi propose la guida del piccolo ospedale Santa Famiglia a Nazareth.
E’ stata un’esperienza meravigliosa, all’inizio i medici maschi si sono ammutinati contro di me, primario donna, poi si sono abituati e anch’io mi sono sentita più sicura per affrontare quel lavoro. Venivano tutte donne arabe, specialmente druse. Lì c’è un’ostetricia diversa, le donne partoriscono molto giovani, fanno fino a cinque, sette, otto figli. C’era anche una ginecologa indiana, aveva sugli 80 anni, timidissima all’inizio, poi si è sciolta, mi ha raccontato che la tecnica del cerchiaggio attribuita a un medico del suo Paese in realtà l’aveva inventata lei: era la sua amante e lui si era appropriato della tecnica. Dopo un anno il mio incarico finì, il giorno in cui lasciai l’ospedaletto di Nazareth le ‘mie donne druse’ non c’erano a salutarmi, mi dispiaceva. Poi uscii fuori e dall’alto cominciarono a cadermi addosso petali rossi e rosa.
Erano loro, si erano sistemate sui tetti e per ringraziarmi mi lanciavano fiori”. “Anni fa invece, con un altro medico avevamo aperto un piccolo ambulatorio di strada al Casilino per donne che dormivano per strada. Venivano anche tante ragazze rom, giovanissime. A volte si facevano seguire la gravidanza, poi sparivano. In un caso una di loro aveva una patologia grave e nonostante questo non tornò. Le nacque una bambina prematura con tanti problemi. Provo ancora tanta rabbia perchè non si era fatta curare. Quella bambina, Maria, forse poteva nascere sana”.
Ora che si avvicina l’età della pensione, per Simonetta Draghi il viaggio professionale non sembra però arrivato a conclusione. L’ospedale potrebbe chiederle di restare. “Adesso seguo anche molto l’ambulatorio per la quarta età. Vengono tante donne, sono felici di parlare, raccontano i loro disagi, i problemi sessuali con i mariti, dell’erezione difficile a 70 anni. Noi le aiutiamo, ci sono tanti farmaci, migliorano la qualità della vita. E poi c’è l’ambulatorio del post partum, una volta al mese spiego a chi ha avuto un bambino cos’è il maternity blues e la depressione”. Tante iniziative, tanto lavoro, tante donne da aiutare: il futuro del dirigente medico dell’Unità complessa di ostetricia e ginecologia è ancora al Fatebenfratelli.

Sorgente: Ho fatto nascere migliaia di bambini, la sala parto è una passione – Vita da Medico – ANSA.it

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