Il vice ministro dell’Economia Massimo Garavaglia ieri è stato chiaro: non ci sarà nessuno stop e “resterà lo stesso effetto in busta paga”. Sarà davvero così?

Per capire meglio cosa intende fare la Lega occorre fare un passo indietro. Oggi il bonus introdotto dal governo Renzi è concepito come un credito Irpef che rappresenta una voce a parte del proprio cedolino. Come una sorta di mini-stipendio aggiuntivo concesso dallo Stato in maniera uniforme in tutti quelli che si trovano in una determinata fascia di reddito, vale a dire quella tra 8000 e 24.600 euro lordi, e in misura ridotta nella fascia tra 24.600 e 26.600.

L’obiettivo della Lega è assicurare che, abolendo questo bonus, l’esito finale sullo stipendio resti uguale. Per farlo vuole intervenire non sul fronte di quelle che nel cedolino dello stipendio risultano come “competenze”, cioè i guadagni, ma riducendo quelle che figurano come “trattenute” e che contribuiscono a ridurre sensibilmente il proprio stipendio dalla cifra lorda a quella netta. Tra queste c’è naturalmente l’Irpef, l’imposta sul reddito la cui aliquota cambia in relazione ai propri guadagni, e i contributi prevdenziali, che vanno invece a rimpolpare la propria pensione futura.

L’idea leghista è di intervenire proprio su quest’ultimo capitolo, riducendo la quota che viene sì pagata dal proprio datore di lavoro ma trattenuta subito per essere versata all’ente previdenziale e che quindi il lavoratore alla fine non vede. Tolto il bonus 80 euro, ma ridotta la quota di trattenute per un importo equivalente, l’esito finale sarebbe quindi, nelle intenzioni, uguale per i lavoratori dipendenti.  Il governo andrebbe quindi a colmare questo “buco”, utilizzando proprio le risorse del bonus renziano e anzi garantendo risorse extra per fare sì che il beneficio possa valere anche per alimentare la propria futura pensione.

I rischi però sono tanti, come spiegato già ieri da Roberto Petrini. Ci sono fasce di reddito, come quella tra ra gli 8.145 e i 10 mila euro, la cui quota di contributi versata è oggi troppo bassa per assicurare che un taglio possa compensare il mancato beneficio prima ottenuto direttamente in busta paga. Tutto dipenderà insomma da come il governo intenderà disegnare la misura e, soprattutto, da quante risorse sceglierà di mettere in campo.

Sorgente: Addio agli 80 euro, cosa cambierà per le buste paga degli italiani – Repubblica.it

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