“Da quando ho fatto il ‘social egg freezing’ non ho più pensieri”. Manuela ha 35 anni e si è rivolta a una struttura privata del Nord Italia per congelare i propri ovuli. La sua esperienza l’abbiamo letta su un forum femminile, dove non è la sola ad aver fatto ricorso a questa pratica. “Non sento più il peso di non avere un compagno stabile accanto. Il desiderio di diventare mamma c’è sempre stato, ma fino ai 28 anni sono stata fidanzata con un ragazzo che non voleva figli, poi ho avuto una relazione con un uomo da cui non ne avrei voluti io. Intanto, il tempo è passato”.

La storia di Manuela è quella di una delle tante donne che arrivano in età da figli, non hanno un compagno né un relazione fissa e decidono di non rinunciare alla possibilità di diventare mamme un giorno. Una ricerca condotta dall’Università di Yale nel 2018 ha studiato il comportamento di 150 donne che si sono sottoposte al “social egg freezing. Tra queste, otto donne su dieci ha dichiarato di aver scelto il trattamento per la mancanza di partner con cui programmare una vita e una famiglia. Solo in poche avevano scelto di farlo per la carriera. Stupisce che un’altra parte del campione, pur avendo una relazione, dava comunque la colpa al compagno: lui non era pronto ad avere figli; la relazione era troppo recente o traballante; lui si rifiutava di diventare genitore o aveva esperienze matrimoniali (con figli) pregresse.

Stando ai dati raccolti dalla dottoressa Marcia Inhorn, che ha guidato la ricerca, la maggior parte delle intervistate aveva deciso di congelare gli ovuli per difficoltà relazionali o con la speranza di trovare un partner in futuro, oppure considerando l’eventualità di diventare madre single e di scegliere la fecondazione con sperma di un donatore.

La creazione di una relazione stabile oggi non ha data di scadenza, non ci sono momenti giusti o sbagliati per viverla. E ormai, banalmente, i trenta sono i nuovi venti, come i quaranta sono i nuovi trenta, per non parlare dei cinquanta. In gioco, dunque, c’è la tendenza a prolungare la giovinezza, anche dal punto di vista relazionale.

“Oltre alla pretesa di divieto per minigonne e rossetti fucsia, davvero esiste qualcuno convinto che noi quarantenni dovremmo evitare di fare figli?”, domanda Veronica su un forum dedicato alla maternità over 35. Un’altra “attempata di bebè” (così si autodefiniscono le utenti) le risponde che “un figlio lo si fa quando si vuole e si può”. “Certo”, ammette, “forse prima è meglio ma se, per esempio, il partner giusto arriva tardi, il bimbo lo si accoglie più in là e si fa del proprio meglio”.

Diventare genitori quindi non è più una decisione condizionata soltanto dal ticchettio dell’orologio biologico, dalla volontà di realizzazione personale e dalle possibilità economiche. Oggi la gravidanza è una scelta ponderata, frutto di riflessione personale influenzata anche dall’aumento dell’età media in cui si “mette la testa a posto”. Si fanno figli più tardi perché ci si sente giovani e liberi sempre più a lungo. In media, in Italia si diventa mamme a 31,7 anni e papà a 35,3. Siamo il paese d’Europa dove la genitorialità è più tardiva e dove sta aumentando la percentuale di mamme over 40 (Istat).

È così che si sta diffondendo il ricorso al congelamento degli ovuli da parte delle donne quando sono in età giovane e fertile, col fine di giungere allo scongelamento e alla ricerca di gravidanza in un secondo momento, anche piuttosto lontano nel tempo.

Nata originariamente per le pazienti oncologiche, la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale – che nel nostro Paese è possibile effettuare rivolgendosi a strutture private – non garantisce il successo della fecondazione: il tasso di riuscita è inversamente proporzionale all’età di chi sceglie di conservare il proprio materiale biologico. Secondo una ricerca dell’Institut Marquès l’età media delle pazienti che richiedono il congelamento è di 39,5 anni, mentre i medici consigliano di farlo entro i 35. Il costo del trattamento, dal monitoraggio alla conservazione (quella standard dura circa 4 anni), va dai 2mila ai 3mila euro. Chi vuole prolungare la conservazione deve pagare una somma extra annuale.

Si tratta di un fenomeno in ascesa tanto che, come riporta il Guardian, a Wall Street gli investitori fanno a gara per accaparrarsi le azioni delle cliniche specializzate. E, sempre negli Stati Uniti, si tengono gli “egg freezing party” durante i quali team di esperti illustrano alle partecipanti, selezionate per fascia d’età e professione, le opportunità offerte dalla crioconservazione. Tra un drink e uno stuzzichino, senza uomini nei paraggi, è questo che potrebbe spettare anche alle aspiranti mamme italiane?

 

Sorgente: L’amore ai tempi del social egg freezing. Lui non c’è (o non è pronto) e i figli si rimandano | HuffPost Life

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