Ricordi a pellicola e presente in digitale. La generazione dei Millennials è nata durante l’apice della tecnologia analogica nei primi anni Ottanta, ma è cresciuta con il mito dei primi computer e ha oggi carriere e lavori legati alla rivoluzione digitale. Un passato di ricordi impressi nella pellicola che Emilio Barbaresi ha voluto sintetizzare creando un progetto a metà strada fra il presente e il futuro: un banco ottico a pellicola realizzato con la stampante 3D.

Come nasce l’idea di creare un banco ottico con la stampa 3D

“La realtà odierna mi ha spinto a creare il progetto Terranova, la macchina stampata in 3D: avvicinandomi alla fotografia analogica e avendo un piede un po’ di qua e un po’ di là – nella realtà e in quello che ci è stato prima – sono arrivato oggi ad avere conoscenze tecnologiche ed analogiche”.

Così nelle campagne vicino a Roma, a Rignano Flaminio, pellicole e flaconi di acidi convivono nella casa-laboratorio di Emilio assieme a computer, stampanti 3D e programmi di disegno tecnico. La quintessenza della passione più desueta di tutte, come la fotografia a pellicola in grande formato, rivive oggi in versione 2.0 – per utilizzare un linguaggio rubato alle nuove tecnologie – grazie a una delle ‘rivoluzioni tecnologiche’ più dirompenti degli ultimi anni: la stampa 3D con polimeri plastici.

“Ho iniziato come tutti con il digitale, poi però ho trovato la passione per il mondo analogico – racconta Emilio – perché la pellicola ti dà la magia… vederla sviluppare e capire come si comporta, fino a stampare su carta la foto ha un sapore completamente diverso dal digitale”.

In un mondo sommerso di ricordi a 16bit, di immagini digitali così numerose da non essere neppure riviste dopo lo scatto, la strada scelta da Emilio non è stata quella di rinchiudersi nel passato rinnegando il presente, ma di continuare ad utilizzare bacinelle, pellicole, ingranditori e acidi, progettando la propria macchina fotografica con un computer e una stampate in 3D che permette di unire il fascino e la materialità (tipici della fotografia analogica) con la velocità del digitale creando una crasi perfetta fra passato e presente.

 

Infatti, come è necessario toccare, provare (e persino annusare) i materiali per realizzare una stampa argentica, così è necessario toccare, modellare e rifinire i materiali plastici per costruire e migliorare il modello realizzato con la stampante 3D.

“Nella fotografia analogica arrivi concretamente alla stampa maneggiando i tuoi materiali senza passare dal computer. Così – aggiunge Emilio – anche nella stampa 3D, perché da una idea puoi avere il tuo disegno digitale e vederlo realizzato con i polimeri plastici.”

Per i millennials, nati a cavallo fra due mondi che sembrano oggi così distanti, quello analogico e quello digitale, la tentazione di rifugiarsi nella nostalgia del passato ricordato con Polaroid appese al frigorifero e immagini dai colori bislacchi e sgranati è diventata una tendenza sempre più espressa – paradosso di questi tempi – nei social e nelle chat con gli amici. Nel progetto di Emilio, però, non c’è alcun astio verso le tecnologie moderne.

Persino i social network, simbolo di questi anni, non sono visti con sospetto: “I social – conclude Emilio – aiutano perché c’è molta più visibilità rispetto a prima. In passato se non eri in una galleria e non facevi le tue pubblicazioni difficilmente arrivavi a un largo pubblico come oggi. Però bisogna avere la stessa serietà e dedizione dei fotografi del Novecento. Non c’è niente di negativo nella fotografia e neppure nei social: sono armi utilissime per tutti”.

 

Sorgente: Pellicola e tecnologia: la fotocamera dell’Ottocento si costruisce con la stampante 3D – Stampa 3D

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